Il mestiere del Bottaio

L’industria delle botti e dei fusti per il trasporto del vino si è sviluppata intorno alla fine dell’Ottocento e andò scomparendo dopo gli anni Cinquanta.  

Lo sviluppo maggiore, per l’attività fiorente della industria vinicola, si ebbe nell’astigiano e nel monferrato: nei centri di Nizza Monferrato e di Canelli si è maggiormente affermata la fabbricazione delle botti.

Inizialmente i fabbricanti di botti (fusti – secchi – mastelli – bigonce – tini…) erano semplici operai di umili origini e privi di istruzione che con forza, abilità e precisione si sono classificati dei veri Bottai, era un «mestiere da dannati»  ma per i buoni guadagni era classificato un lavoro ambito e redditizio.

I bottai, che hanno saputo sfruttare le favorevoli condizioni di mercato, lavoravano spesso a cottimo per 4/5 giorni alla settimana, senza orario ed in condizioni disumane fra i rumori dei martelli,  la polvere di tannino, fatiche e contatto con il fuoco.

II diventare «Bottaio» non era facile: l’apprendista si doveva limitare ad assistere l’operaio specializzato ed imparare. Il mestiere costituiva una conquista lunga e difficile oltre che per l’impegno tecnico che si poteva incontrare, soprattutto per la gelosia ed i segreti del lavoro da parte degli anziani.

Bisognava «rubare» il mestiere e così il tutto si tramandava di padre in figlio. La consegna delle botti a domicilio veniva affidata ai giovani garzoni (ghersonèt) i quali, facendole rotolare per le vie cittadine, andavano a gara per arrivare prima a destinazione.

Il rumoroso carosello è cessato con l’aumento del traffico nelle vie e con la diminuita richiesta delle botti. La tradizione si è però ripristinata ed ogni anno Nizza Monferrato è in festa: si corre la «Corsa delle Botti» per le contrade cittadine. È una gara di forza e di abilità che consiste nello spingere botti pesanti oltre un quintale per le strette vie della città.

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I tipi di Botte

La botte è il più grosso recipiente a doghe maneggiabile da un solo uomo e usata per il trasporto del vino su cari. Generalmente veniva usato il legno di rovere e raramente il legno di castagno. La sua capacità è di 12/14 brente, pari a 600/700 litri.

  • La «Grossa Botte» (vassella) da oltre 16 brente, rimaneva fissa in cantina poggiando su dei sedili di legno o di mattoni.
  • Il Caratello, di forma ovale, conteneva da 15 a 30 brente e veniva usato per il trasporto del vino su carri.
  • La Falsa Botte, con una misura fuori norma: da 9 a 11 brente.
  • Il Fusto, di media grandezza, maneggevole: da 2 a 8 brente.
  • Il Fustino: piccolo recipiente dalla capacità di 1-2 brente.
  • Il Bariletto: di rovere, tradizionalmente piemontese, da 5 a 9 litri. Veniva pure destinato a custodire la riserva familiare dell’aceto. Il falso bariletto conteneva oltre i 10 litri (barilòt).